MINITREND: GENERAZIONE DAD

di Stefano BATTILANA

Abbiamo voluto chiamarla così, per brevità, pur sapendo per certo che una generazione viene ogni 20/25 anni, per cui sarebbe prematuro farne un fenomeno sociale, ma possiamo individuare un trend sociologico: del resto, gli adolescenti corrono veloci, si sa, e già abbiamo studenti che nella primavera scorsa hanno fatto la DAD e poi hanno avuto scrutini favorevoli anche se non avevano studiato o neppure partecipato. Tutto giusto, mettiamola così, l’Ordinanza sugli scrutini di giugno 2020 stabiliva testualmente che non si poteva essere fermati “a causa di impossibilità di DAD”. Eravamo in una terribile emergenza e soprattutto eravamo impreparati e colti di sorpresa, allora. Tuttavia, ora alla DAD ci siamo comunque tornati ed esiste uno scaglione di studenti già fin troppo scafato, la generazione DAD, appunto, che si ritrova a farla, purtroppo con ancora minore motivazione, seppur se in condizioni materiali più favorevoli e con docenti più preparati.

C’è un nuovo mood in città, più favorevole alla comunicazione digitale, la quale ha indubbiamente cambiato la nostra vita, ma possiamo dire che ha anche migliorato gli studenti e la relazione didattica coi docenti? Forse no, come ci confermano le impressioni che abbiamo raccolto da qualche collega delle superiori, sull’atteggiamento negativo e poco responsabile degli studenti che già hanno fatto la DAD e non ci credono più e su quali frustranti sensazioni si provano a insegnare in DAD, avendo davanti uno schermo popolato di palline nere con le iniziali, e nient’altro: niente feedback, né visivi né sonori, per salvaguardare la connessione, a volte bugia pietosa. Sappiamo, che in tempi di pandemia, non abbiamo alternative alla didattica a distanza, ma essa deve essere vera scuola, con la severità della scuola. Altrimenti non funziona …

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