Il tutor e l’orientatore

di Severino

Nella novità della Scuola del Merito irrompono queste figure: il Tutor e L’orientatore. Per queste figure  sono stati assegnati Finanziamenti Formazione e Mandati.

Gli Insegnanti ne sono investiti in modo frontale e per aspetti che sembrano remunerativi. Magari invece potranno risultare svilenti e depauperanti.

Se si trattasse davvero dei fondi che possono finalmente  finanziare le differenze stipendiali con i nostri colleghi Europei che  gli Insegnanti Italiani aspettano e meritano, sarebbero assegnati per contratto a tutti e non lo sono e poi, fatti due conti, anche per i meritevoli ”gli eletti”, non in senso evangelico, si tratta del prezzo per ora della “babysitter”.

Pur appellandosi alle nuove attribuzioni della Scuola, cioè alla Qualità e al Merito, questi fondi assegnati all’istruzione difficilmente sono attribuibili, anche ragionando con magnanimità  al riconoscimento del “merito” degli Insegnanti. Nemmeno  ad uno sguardo ingenuo possono sembrare assimilabili a forme di  retribuzione/ricompensa del lavoro che attualmente viene richiesto e svolto gratuitamente da alcuni, soprattutto dai “Coordinatori di Classe”.

Se li guardiamo bene sembrano piuttosto mirati a mettere in discussione, nel profondo, il ruolo dell’azione educativa e formativa di tutti i Docenti di una  classe. Proviamo a ragionarci senza pregiudizi. Il Consiglio di Classe è un organo fondamentale dell’attività scolastica. Si tratta di un gruppo di Docenti abilitati per questo,  chiamati ad interagire per alcuni anni, collegialmente, con obiettivi didattici ed educativi comuni. Durante un periodo normato per legge, questi Docenti disciplinari, titolari di competenze specifiche rispetto appunto alle loro discipline, ma anche titolari come Docenti abilitati e con anni di esperienza di competenze generali educative, valutative  e orientative, devono creare e alla fine validare il percorso scolastico dei singoli alunni. Questo gruppo detto appunto “Consiglio di Classe”, assemblato con criteri anche questi normati (titoli di studio e graduatorie) era fin ad ora obbligato coerentemente alla fine di ogni corso di studio a esprimere collegialmente una valutazione, ponderata e discussa, che tenesse conto delle evidenze pluriennali, della maturazione umana e della crescita culturale di ogni singolo alunno. È il cosiddetto esame di Maturità, quello che assegna ancora  il titolo di studio della Scuola Superiore. C’erano e ci sono ancora anche dei correttivi finalizzati alla necessaria validazione del valore legale, ancora attribuito a questo “titolo di studio”, come le commissioni o i commissari esterni. Sarà ancora così?

Parlando di Orientamento invece, nella Scuola Italiana  si è sempre parlato di un “Consiglio Orientativo”, precettivo si, ma “consiglio” appunto tenuto conto della giovane età a cui sono  sottoposti giovani di solito di 14 anni, dei sentimenti delle loro famiglie e della perentorietà delle scelte a cui sono indotti e spesso forzati. Il Consiglio Orientativo è sempre stato assegnato  ai Consigli di Classe degli Insegnanti della Scuola dell’obbligo, visto che alla fine di questi 8 anni di scolarizzazione obbligatoria  (5+3) avviene la scelta dei percorsi scolastici differenziati che portano o al ciclo conclusivo della formazione scolastica pre-universitaria o all’entrata nel mondo delle attività e delle professioni. È  sempre stato ovviamente  un mandato  costante e rigoroso, sul piano educativo e culturale quello di  impartire e  poi verificare e certificare le reali conoscenze degli alunni all’uscita della scuola secondaria di primo grado. Tutto questo era necessario, per poter accertare la presenza di quelle reali conoscenze e competenze che, sole, permettono di affrontare con possibilità di esiti gratificanti e positivi la Scuola secondaria di Secondo grado. È andata sempre così? Noi vecchi Insegnanti pensiamo proprio di no…. ma.

Grandi dibattiti si sono sempre fatti, con le più diverse conclusioni sulle modalità e le problematiche di questo passaggio, date le implicazioni personali, familiari, economiche culturali e politiche che vanno sommate  alle difficoltà di scegliere, dovuta all’età e alla limitata esperienza degli alunni.

Quelle che però sono sempre sembrate difficili da ovviare sono le difficoltà che derivano dalle caratteristiche definitive delle scelte obbligate dal passaggio fra i due ordini di Scuola, per struttura organizzazione e diverse finalità. Gli alunni, quasi sempre, alla fine della Scuola dell’obbligo, ci sembra con onestà di doverlo dire, sono definitivamente o non sono in possesso, con pochissime e residuali possibilità di recupero,  delle conoscenze/competenze che permetteranno loro di affrontare e superare le difficoltà che gli insegnamenti della Scuola Secondaria di Secondo grado presenteranno loro. La dispersione scolastica altissima avviene quasi sempre immediatamente, dopo questo passaggio.

Ed è invece, nel corso del triennio finale del percorso della Scuola Superiore,  che il Governo, in nome del recupero della  Qualità e del Merito  dell’Istituzione Scolastica assegna a Docenti di queste classi il compito a Tutor e Orientatori di intervenire, per poter permettere di recuperare conoscenze e percorsi scolastici compromessi.  

Diventa  logico  chiedersi, basandosi su quali evidenze, il Governo ritenga adeguate e fattibili queste azioni atte a realizzare e garantire ancora un ri-orientamento. E poi cosa succederà ai Docenti dei Consigli di Classe, alla loro credibilità di Insegnanti e valutatori,  e ai Consigli di Classe stessi che Collegialmente dovranno valutare e avvallare le valutazioni. Come dovrà comportarsi il Docente disciplinare rispetto a risultati che non sono e presumibilmente non potranno mai essere tali da permettere un dignitoso completamento del corso di studio intrapreso. Ma ancora più infelice certo sarà la condizione del volontario che per reali 6/8€ l’ora, dopo essersi sorbite qualche migliaio di slides dovrà inventarsi una didattica miracolosa che a ragazzi disperati, che vedrà per qualche ora alla settimana, che sente sempre sempre in procinto di mollare, permetta di creare Capolavori probatori di conoscenze e competenze che non hanno e spesso hanno già concluso che non avranno mai. E questi giovani hanno ormai diciotto anni, spesso hanno idee già chiare sui valori a cui affidarsi per vivere, hanno diritto di voto e hanno già smesso spesso di credere che ci siano adulti di riferimento, cui chiedere aiuto e consiglio.

Tutti coloro che lavorano nelle scuole conoscono queste peculiarità del lavoro degli Insegnanti , e il continuo dilaniarsi far le speranze e le disillusioni. Ma forse è difficile, come sempre, con tutte le buone intenzioni, mettere mano agli equilibri che si creano e che si devono creare in ogni classe per far sì che un gruppo di ragazzi arrivi ad una adeguata formazione scolastica. La valenza singola, individuale degli interventi e della valutazione che ora sembra prevalere negli obiettivi assegnati alle due nuove figure mette in discussione e in secondo piano la valenza collegiale del consiglio di classe. Consiglio di classe su cui continuerà però a poggiare sicuramente  l’insegnamento e l’apprendimento di ciò che fa di un liceo un liceo e di un Istituto tecnico un Istituto tecnico. Come si destreggerà poi un Insegnante “potenziato” fra i suoi colleghi? E il suo parere sarà dirimente? E di chi sarà il referente? Del singolo alunno? Dei suoi Genitori? Del PTFOF della Scuola? E a scapito di quali discipline avverranno i suoi interventi sui vari alunni? E questi interventi poi alleggeriranno l’orario di lezione del suddetto tutor o lo sostituiranno ? Se  uno dei compiti fondamentali della Scuola è quello di fare, di un bambino che esce come unico e speciale da rapporti parentali esclusivi con la sua famiglia, un membro della Comunità con i doveri e i diritti di tutti gli altri, in che modo dai tutor personali che interagiscono con giovani diciottenni, con  tempi molto limitati peraltro, questo percorso verrà attuato e concluso o sarà già tardi per tutto?

Quello che sembra chiaro però a me  è che la nuova organizzazione delle Classi nasca dalla certezza del Legislatore che sono gli Insegnanti che devono essere “modificati”, non aggiornati ma ri-formati. Basta pensare che forse  con arti taumaturgiche dovranno infondere conoscenze, competenze a dei Giovani che magari nel “meglio dei loro anni” scoprono che hanno scelto una Scuola sbagliata. E quali interventi potranno fare su di loro i tutor, i ri-orientatori. E con quale credibilità?

Quali nuovi strumenti  di tutoraggio disciplinare, e non, sono stati identificati  e da chi sono stati studiati, discussi e vagliati? Dagli Insegnanti no di certo, che poi  sarebbero loro i più titolati e competenti? Chi saranno i formatori di questi tutori? Mica saranno i soliti manipolatori di slides  che emanano da oscuri funzionari con delega politica?  

Quando comincerà e come finirà il tempo dei Tutor e degli Orientatori ? E della Scuola nel suo nuovo corso cosa ne sarà? Se così è possiamo noi Docenti avvallare questo andamento?